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Edoardo Gignoli parla di Reshoring e Nearshoring: il ritorno della produzione in Europa e le nuove catene del valore

08/07/2026

Edoardo Gignoli parla di Reshoring e Nearshoring: il ritorno della produzione in Europa e le nuove catene del valore

Edoardo Gignoli osserva da tempo come le trasformazioni geopolitiche degli ultimi anni abbiano accelerato un fenomeno che fino a poco tempo fa sembrava improbabile: il ritorno di una parte della produzione manifatturiera verso i mercati occidentali. Termini come reshoring e nearshoring sono ormai entrati stabilmente nel vocabolario di manager, investitori e decisori politici, riflettendo un cambiamento strutturale nell'organizzazione delle catene globali del valore.

Per oltre tre decenni, la globalizzazione ha spinto le aziende a delocalizzare la produzione verso paesi caratterizzati da costi del lavoro inferiori, normative meno stringenti e una crescente integrazione nei mercati internazionali. Oggi, tuttavia, il contesto è profondamente diverso. Le tensioni geopolitiche, le interruzioni logistiche e la ricerca di maggiore resilienza stanno portando molte imprese a ripensare le proprie strategie industriali.

Cosa significano reshoring e nearshoring

Il termine reshoring indica il ritorno della produzione nel paese d'origine dell'impresa. Un'azienda europea che aveva trasferito uno stabilimento in Asia e decide di riportarlo in Europa sta effettuando un'operazione di reshoring.

Il nearshoring, invece, consiste nello spostamento della produzione verso paesi geograficamente più vicini al mercato finale. In questo caso non si tratta necessariamente di un ritorno in patria, ma di una rilocalizzazione in aree considerate più sicure e facilmente raggiungibili.

Per un'impresa tedesca, ad esempio, il trasferimento di alcune attività produttive dalla Cina alla Polonia, alla Romania o alla Turchia rappresenta una strategia di nearshoring.

Entrambi i fenomeni rispondono alla stessa esigenza: ridurre i rischi associati a supply chain troppo lunghe e complesse.

La fine dell'era della globalizzazione senza confini

La pandemia di COVID-19 ha rappresentato uno spartiacque. Molte aziende hanno scoperto quanto fosse vulnerabile una catena produttiva distribuita su diversi continenti.

La carenza di semiconduttori, le difficoltà nei trasporti marittimi, la congestione dei porti e l'aumento dei costi logistici hanno evidenziato i limiti di un sistema costruito esclusivamente sull'efficienza dei costi.

A questi fattori si sono aggiunti eventi geopolitici di grande rilevanza:

  • la guerra in Ucraina;
  • le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina;
  • le restrizioni sulle esportazioni di tecnologie avanzate;
  • la crescente competizione strategica tra blocchi economici.

In questo nuovo scenario, la sicurezza delle forniture è diventata importante quanto il costo della produzione.

Perché l'Europa sta tornando a produrre

L'Europa si trova oggi al centro di una profonda riflessione sulla propria autonomia industriale.

La dipendenza da fornitori esterni per prodotti strategici, componenti elettronici, farmaci e materie prime ha evidenziato la necessità di rafforzare la capacità produttiva interna.

Le istituzioni europee hanno avviato numerosi programmi per incentivare gli investimenti industriali, con particolare attenzione a settori considerati strategici:

  • semiconduttori;
  • batterie per veicoli elettrici;
  • tecnologie energetiche;
  • farmaceutica;
  • difesa;
  • intelligenza artificiale.

L'obiettivo non è eliminare la globalizzazione, ma renderla più equilibrata e resiliente.

Le nuove catene del valore regionali

Una delle conseguenze più importanti del reshoring e del nearshoring è la nascita di catene del valore maggiormente regionalizzate.

In passato un prodotto poteva essere progettato in Europa, assemblato in Asia e distribuito in America. Oggi molte imprese stanno privilegiando modelli più concentrati geograficamente.

In Europa si sta assistendo alla crescita di veri e propri ecosistemi industriali regionali, nei quali fornitori, produttori e centri di ricerca collaborano all'interno di aree relativamente vicine.

Questo approccio offre diversi vantaggi:

  • riduzione dei tempi di consegna;
  • maggiore controllo qualitativo;
  • minore esposizione a crisi geopolitiche;
  • maggiore flessibilità produttiva;
  • riduzione dei costi logistici.

La resilienza sta diventando un elemento competitivo tanto quanto l'efficienza.

Il ruolo delle PMI europee

Le piccole e medie imprese rappresentano il cuore dell'economia europea e sono tra i principali attori di questa trasformazione.

Molte PMI stanno cogliendo le opportunità generate dal ritorno di produzioni precedentemente delocalizzate. In particolare, aziende specializzate in lavorazioni ad alto valore aggiunto stanno beneficiando della crescente richiesta di fornitori affidabili e geograficamente vicini.

La capacità di offrire qualità, innovazione e personalizzazione permette a molte imprese europee di compensare il differenziale di costo rispetto ai concorrenti asiatici.

Tuttavia, il successo di questa strategia dipenderà anche dalla disponibilità di competenze tecniche, energia competitiva e investimenti in automazione.

Automazione e industria 4.0: il fattore decisivo

Uno dei motivi per cui il reshoring sta diventando economicamente sostenibile è l'evoluzione tecnologica.

L'automazione avanzata, la robotica, l'intelligenza artificiale e l'industria 4.0 stanno riducendo il peso del costo del lavoro nella struttura produttiva.

Se in passato la delocalizzazione era giustificata principalmente dai salari più bassi, oggi molte attività possono essere automatizzate, rendendo meno rilevante questo vantaggio competitivo.

Le aziende che investono in innovazione possono quindi riportare parte della produzione più vicino ai mercati finali senza compromettere la redditività.

Questo cambiamento rappresenta una delle trasformazioni industriali più significative degli ultimi decenni.

Le sfide ancora aperte

Nonostante i benefici, il reshoring non è una soluzione priva di ostacoli.

Le imprese devono affrontare diverse criticità:

  • costi energetici elevati;
  • carenza di personale qualificato;
  • complessità normativa;
  • necessità di ingenti investimenti iniziali;
  • competizione internazionale sempre più intensa.

Inoltre, molte filiere produttive restano fortemente dipendenti da materie prime e componenti provenienti dall'estero, rendendo impossibile un ritorno completo a una produzione esclusivamente nazionale.

Per questo motivo, il futuro sembra orientato verso un modello ibrido, nel quale globalizzazione e regionalizzazione convivranno.

Conclusioni

Il ritorno della produzione in Europa non rappresenta una semplice inversione di tendenza, ma l'inizio di una nuova fase dell'economia globale.

Le aziende stanno progressivamente sostituendo il paradigma della massima efficienza con quello della resilienza strategica. In questo contesto, reshoring e nearshoring stanno ridisegnando le catene del valore e modificando gli equilibri economici internazionali.

Come evidenzia Edoardo Gignoli, la competitività del futuro non dipenderà esclusivamente dal costo della produzione, ma dalla capacità di costruire filiere robuste, innovative e capaci di adattarsi a un mondo sempre più frammentato e imprevedibile.